Stato clandestino

“Forse il reato di immigrazione clandestina avrebbe senso se valesse l’equazione immigrato clandestino=criminale in fieri. Però evidentemente una maggioranza di cittadini, soprattutto quei pochi al parlamento e al governo, può pensarla così. Alla faccia del principio di responsabilità personale per le proprie azioni, si procede a generalizzazioni che investono a pioggia un determinato gruppo. Visto che l’immigrazione clandestina consiste sostanzialmente nel mancato possesso di un visto (in soldoni), forse sanzioni amministrative sarebbero più funzionali, magari unite a un meccanismo di regolarizzazione. Se non rispettate, allora si potrebbe andare al penale per violazione dell’obbligo di pagare la sanzione o di adeguarsi.

Il penale dovrebbe intervenire quando intervengono appunto eventi criminosi – ma questo è un discorso che dovrebbe valere per tutti, non solo per gli immigrati. Con processi svelti, sentenze eseguite prontamente e senza sconti generalizzati (ancora), e soprattutto pochi: tutta la parte dei codici sulle contravvenzioni andrebbe rivista, chiedersi se valga la pena considerarle tutte ancora reato o almeno se valga la pena istruire per queste un processo nelle stesse forme di quello per un omicidio (o al massimo con solo 1 giudice invece che 3+giudici popolari).

Ma è così lungo e complicato riformare l’intero sistema… Meglio trovare il capro espiatorio di turno ed emanare qualche grida di manzoniana memoria. Perché questo è il reato di immigrazione clandestina: a meno che non si pensi coscientemente che aspettare 3 anni per la prima udienza su un fatto del genere sia un deterrente effettivo; magari un palestinese preferisce crepare a Gaza piuttosto che affrontare la disgrazia dell’apparato giudiziario. La questione del reato di immigrazione clandestina è solo un ulteriore aspetto del generalissimo problema italiano che investe il mondo giustizia sotto ogni punto di vista. Ma capisco si faccia molto prima a dire: chiudiamoli tutti in cella.”

by Daniele (kingofturku)

~ di alexb77 su maggio 24, 2008.

7 Risposte to “Stato clandestino”

  1. il vero problema è sentir dire alla gente che va al supermercato “non mi sento in itaGlia, ci sono troppi immigrati”. di questo bisogna aver paura…

  2. Questa gente si sente sempre più clandestina in Europa perchè culturalmente inadatta ad essa e allora se la prende con gli immigrati.

  3. Da un lato li capisco: penso a Furlé (rivedetevi l’inchiesta di Santoro di due settimane e fa) e ripenso a quando, fino a metà anni ’90, vedere un maruchén in giro in città era rarissimo, mentre dal ’96-’97 in poi, ferma restando una differenza negativa tra nascite e morti, la popolazione residente è aumentata di circa mille unità all’anno. Credo quindi che un po’ di intolleranza de panza sia un fenomeno fisiologico.

    Dall’altro, il popolo sarà anche bue. Però, uff… bisogna sempre stare a giudicare i comportamenti altrui? Insomma, se qualcuno fa il razzista, gli si dice: coglione, poi non gli si rivolge più la parola. Credo che invece il problema stia proprio nella classe dirigente: se la casalinga sotto casa ha paura del négher, alla fine chissene. Se le stesse paure sono alimentate, sfruttate, o all’opposto sottovalutate dalla dirigenza politica, mi preoccupo un po’ di più.

    Insomma, se solo tra parlamento e governo stipendiamo un migliaio di persone per svariate decine di migliaia di euro l’anno, lo facciamo perché abbiano comportamenti, idee e pensieri decenti come minimo, no?

  4. Chiaro.Nei paesi normali la feccia è al bar che si autodistrugge.In Italia la classe dirigente fa discorsi da bar.

  5. non è per niente chiaro. il politico deve stare ad ascoltare anceh la casalinga visto che può dargli il voto. il vero problema è, a parte idee e pensieri decenti, avere una certa concretezza operativa nel risolvere le situazioni (leggasi: adottare una politica di gestione dell’immigrazione seria)

  6. Questo articolo di Ilvo Diamanti riassume la mia risposta.
    http://www.repubblica.it/2007/02/rubriche/bussole/paura-seria/paura-seria.html?ref=search

  7. Io intendevo proprio quello. Il ruolo del politico non dovrebbe consistere nel fomentare, ma neanche nel soprassedere. Dovrebbe ascoltare er cittadino, ma la sua funzione sta nella mediazione tra le aspettative de panza e il contesto sociopolitico (principi giuridici dell’ordinamento+ricadute etiche delle proprie posizioni). Questo concetto volevo riassumere in ‘comportamenti decenti’, dettati da una visione globale delle questioni che li spinga ad adottare politiche esecutive serie. Se no, perché stanno a fare i ‘delegati della sovranità popolare’?

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